Barolo: il Re dei Vini interpretato da Ciabot Berton

Barolo: il Re dei Vini interpretato da Ciabot Berton

Il Barolo è molto più di una denominazione iconica: è un sistema complesso fatto di storia, territorio, scelte agronomiche e visione produttiva. È un vino che non si limita a rappresentare un’eccellenza italiana, ma che da oltre un secolo definisce standard qualitativi, linguaggio tecnico e aspettative internazionali sui grandi vini da invecchiamento. Parlare di Barolo significa necessariamente affrontare il rapporto tra il Nebbiolo, le Langhe e l’uomo, in un equilibrio delicato che non ammette scorciatoie.

Nel mese di febbraio, periodo tradizionalmente dedicato alla riflessione, alla degustazione consapevole e alla lettura tecnica, questo approfondimento propone uno sguardo sul Barolo attraverso l’interpretazione di Ciabot Berton. Dal motivo per cui è conosciuto come il Vino dei Re, passando per il contesto pedoclimatico delle Langhe, fino ad arrivare allo stile e alla filosofia produttiva dell’azienda di La Morra, l’articolo analizza come un grande territorio possa tradursi in vini coerenti, riconoscibili e profondamente identitari.

Barolo: storia di un vino regale

Il soprannome “Re dei Vini e Vino dei Re” non è una formula poetica, ma una definizione che affonda le proprie radici nella storia. Nel corso dell’Ottocento, il Barolo divenne il vino prediletto delle corti sabaude, entrando stabilmente nei consumi dell’aristocrazia piemontese e, successivamente, europea. Fu proprio il legame con la Casa di Savoia a sancire il prestigio del Barolo come vino da rappresentanza, capace di incarnare autorevolezza, solidità e longevità.

Parallelamente, l’evoluzione delle tecniche di vinificazione permise al Nebbiolo di esprimere pienamente il proprio potenziale: fermentazioni più controllate, lunghi affinamenti e una maggiore attenzione alla gestione del tempo portarono alla nascita di un vino strutturato, profondo e destinato a un lungo percorso evolutivo.

Il Barolo non nasce per essere immediato, ma per essere compreso nel tempo, caratteristica che ne ha consolidato il ruolo di riferimento assoluto tra i grandi rossi italiani.

Langhe, un mosaico geologico

Le Langhe rappresentano una delle aree vitivinicole più complesse e affascinanti del panorama italiano. Situate in Piemonte, tra le province di Cuneo e Asti, confinano con il Monferrato e il Roero e si sviluppano attraverso un sistema collinare articolato, modellato da millenni di sedimentazioni marine e fluviali.

Ciò che rende le Langhe un territorio irripetibile è l’eccezionale eterogeneità dei suoli, una condizione rara persino a livello internazionale. Marne calcaree, argille compatte, sabbie e stratificazioni miste convivono in spazi relativamente contenuti, dando origine a microzone con identità enologiche nettamente distinguibili.

Secondo alcune interpretazioni etimologiche, il nome Langhe deriverebbe dal termine “Langues”, a indicare le lingue di terra che si susseguono sulle colline affacciate sul fiume Tanaro, mutando aspetto con il variare delle stagioni. La nascita della Langhe DOC nel 1994 ha formalizzato questa complessità, riconoscendo ufficialmente un territorio dove il numero e la varietà dei vitigni coltivati trovano giustificazione in un panorama pedoclimatico estremamente articolato.

Ciabot Berton: tradizione, continuità e interpretazione territoriale

Nel comune di La Morra, nel cuore della denominazione Barolo, opera Ciabot Berton, azienda profondamente legata alla storia vitivinicola delle Langhe. Il rapporto tra la famiglia Oberto e questo territorio si sviluppa lungo quattro generazioni, in un percorso costruito su scelte ponderate, lavoro costante in vigna e rispetto rigoroso dell’ambiente.

La visione lungimirante della trisnonna Maria, prima ad acquisire vigneti in posizioni particolarmente vocate, e la determinazione di Luigi Oberto, fondatore dell’azienda, hanno posto le basi di un progetto agricolo solido, fondato sulla valorizzazione dei cru storici di La Morra. Oggi la conduzione è affidata a Marco Oberto, affiancato dalla moglie Federica, che proseguono il lavoro con un approccio coerente, mantenendo un equilibrio tra tradizione e precisione tecnica.

La filosofia produttiva di Ciabot Berton si basa su una gestione attenta del vigneto, praticata in sinergia con la natura e nel rispetto della biodiversità. La vinificazione segue criteri meticolosi, con l’obiettivo di restituire vini che riflettano in modo fedele il carattere del territorio, senza forzature stilistiche.

Barolo il Re dei Vini interpretato da Ciabot Berton

Barolo Rocchettevino DOCG
100% nebbiolo

Barolo DOCG prodotto da Nebbiolo in purezza, proveniente da vigneti su suoli argilloso-calcarei con un’età media di 25 anni.
La vinificazione prevede macerazione tradizionale a temperatura controllata in vasche di cemento, con prolungato contatto sulle bucce. Affinamento in botti di rovere di Slavonia e francese, seguito da riposo in cemento. Colore rosso granato luminoso. Al naso emergono spezie, richiami di erbe alpine e leggere note balsamiche, accompagnate da sfumature fruttate. Il sorso è fresco, minerale e persistente. Produzione annua: 4.000 bottiglie.

Barolo Roggeri DOCG
100% nebbiolo

Barolo DOCG da Nebbiolo 100%, coltivato su terreni argilloso-calcarei con viti di circa 45 anni. Fermentazione con macerazione tradizionale in cemento a temperatura controllata e lunga estrazione. Affinamento in botti di rovere di Slavonia e francese, quindi in cemento. Alla vista si presenta rosso granato intenso. Il profilo aromatico è ampio ed elegante, con note di frutto maturo, spezie dolci e sentori floreali di rosa e viola essiccate. In bocca è potente, equilibrato, con tannino fitto e finale sapido e persistente.
Produzione annua: 8.000 bottiglie. 

Disponibile anche in Magnum 1,5 L.

Barolo il Re dei Vini interpretato da Ciabot Berton
Barolo il Re dei Vini interpretato da Ciabot Berton

Barolo 1961 DOCG
100% nebbiolo

Barolo DOCG ottenuto da Nebbiolo in purezza, proveniente da tre vigneti storici situati a La Morra, su suoli calcareo-argilloso-sabbiosi. Età media delle viti 30–35 anni. Vinificazione tradizionale in vasche di cemento a temperatura controllata, con affinamento in botti di rovere di Slavonia e successivo riposo in cemento. Colore rosso granato con riflessi rubino. Al naso è etereo e complesso, con note minerali, accenti balsamici, rosa, spezie, frutti rossi e leggere sensazioni cerose. Il palato è sapido, equilibrato e persistente, sostenuto da un tannino ben integrato.
Produzione annua: 15.000 bottiglie.

Un Barolo da comprendere nel tempo

Febbraio è il mese ideale per fermarsi, assaggiare con attenzione e rileggere i grandi classici dell’enologia. Il Barolo, per sua natura, invita a questo approccio: osservazione, tempo e profondità.

Le interpretazioni di Ciabot Berton raccontano con chiarezza come tradizione, conoscenza del territorio e rigore produttivo possano convivere senza compromessi, restituendo vini capaci di parlare con precisione tecnica e forte identità. Un Barolo che non cerca effetti speciali, ma conferme solide, anno dopo anno, nel solco di una denominazione che continua a definire cosa significhi davvero eccellenza.

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Gin Le Lagore: il Levante diventa spirito

Gin Le Lagore: il Levante diventa spirito

Gin Le Lagore? Gennaio è il mese in cui si torna all’essenziale. Dopo l’eccesso delle feste, l’attenzione si sposta su prodotti autentici, capaci di raccontare un’origine precisa e un metodo di lavoro coerente. 

Nel mondo dei distillati, il gin rappresenta una delle categorie più interessanti sotto questo punto di vista, soprattutto quando nasce da progetti agricoli legati al territorio. È in questo contesto che si inserisce Gin Le Lagore, un distillato che esprime in modo diretto la Liguria di Levante attraverso botaniche spontanee e una filiera produttiva consapevole.

Il gin: definizione, evoluzione e rinascita contemporanea

Il gin è un distillato ottenuto a partire da alcol etilico di origine agricola, aromatizzato principalmente con bacche di ginepro (Juniperus communis). Questo elemento non è un semplice dettaglio: il ginepro è l’unico ingrediente obbligatorio per legge affinché un distillato possa essere definito gin. Tutto il resto — botaniche, metodi di estrazione, proporzioni — rappresenta lo spazio creativo e identitario del produttore.

Le origini del gin risalgono al XVII secolo nei Paesi Bassi, dove nasce il jenever, inizialmente concepito come preparato medicinale. Solo successivamente, con la sua diffusione in Inghilterra, il gin assume una connotazione più ricreativa e popolare, attraversando fasi alterne di eccessi e regolamentazioni, fino a stabilizzarsi come distillato di qualità.

Negli ultimi anni, il gin ha vissuto una vera e propria rinascita, grazie alla riscoperta della produzione artigianale e a un rinnovato interesse per le botaniche locali. Il focus si è spostato dalla standardizzazione all’identità territoriale, trasformando il gin in un mezzo di espressione agricola e culturale. In questo scenario, prodotti come Gin Le Lagore rappresentano l’evoluzione naturale di un distillato che torna alle sue radici: la relazione diretta con la terra.

Le Lagore: un progetto agricolo tra recupero e valorizzazione del territorio

L’azienda agricola Le Lagore si trova tra Levanto e Bonassola, in provincia di La Spezia, in un’area di straordinaria rilevanza paesaggistica alle porte delle Cinque Terre. Fondata nel 2018 da Giovanni Peruzzi, classe 1992, laureato in Scienze e Tecnologie Agrarie presso l’Università degli Studi di Torino, l’azienda nasce da una visione chiara: recuperare terreni abbandonati e restituire loro valore agricolo, ambientale e produttivo.

Il progetto prende forma grazie alla collaborazione con la Regione Liguria e ai fondi dell’Unione Europea dedicati allo sviluppo rurale e all’insediamento di giovani agricoltori. La tenuta si estende su una superficie terrazzata di circa 49.000 mq, affacciata sul mare, un contesto che richiede competenze tecniche, manutenzione costante e una profonda conoscenza del territorio.

Il recupero ha previsto la pulizia delle aree incolte e l’impianto di oltre 2.500 nuove piante aromatiche, che vanno ad arricchire un ecosistema già caratterizzato da vigneto, frutteto e orto. Un lavoro lento, metodico e rispettoso, che ha trasformato un patrimonio dimenticato in una risorsa viva.

Gin Le Lagore: botaniche spontanee e distillazione consapevole

Durante le fasi di recupero dei terreni, la presenza abbondante di piante aromatiche spontanee tipiche della macchia mediterranea ha suggerito una direzione precisa: valorizzare ciò che il territorio offriva naturalmente. Da questa intuizione nasce Gin Le Lagore, un distillato che utilizza botaniche spontanee e autoctone raccolte all’interno della tenuta.

La distillazione è affidata alla distilleria DEALP di Susa, in Piemonte, realtà riconosciuta per la sua esperienza e competenza tecnica. Il processo produttivo prevede l’impiego esclusivo di acqua di fonte alpina e botaniche a km zero, evitando qualsiasi forzatura aromatica o standardizzazione industriale.

Il risultato è un gin che esprime con chiarezza il suo luogo di origine: note balsamiche, erbacee e mediterranee si intrecciano in un profilo aromatico pulito, coerente e riconoscibile.

Gin Le Lagore: il Levante diventa spirito

Mirto Levante

Nasce dalla vegetazione spontanea della macchia mediterranea ligure e affonda le sue radici nella storica tenuta situata alle porte delle Cinque Terre. Il mirto utilizzato cresce naturalmente in questo contesto ed è raccolto a mano, con un’attenta selezione delle bacche migliori. L’estrazione avviene tramite infusione in alcol di grano, senza l’impiego di aromi aggiunti o coloranti. Le bacche vengono successivamente distillate, filtrate e armonizzate con uno sciroppo ottenuto da acqua e zucchero di canna. Il colore è intenso, tra il rubino e il violaceo. Il profilo olfattivo è fresco e balsamico, con richiami vegetali e note di frutto appena colto. Al gusto è morbido e avvolgente, caldo, aromatico, con una persistenza lunga e ben definita.

Gin Solis

Solis Mediterranean Gin nasce dall’incontro tra il ginepro e il mirto ligure, due botaniche che ne definiscono il carattere. La qualità delle materie prime lo rende adatto sia alla degustazione in purezza sia all’utilizzo in miscelazione. La produzione avviene tramite distillazioni separate in alambicco di ginepro toscano e bacche di mirto, lavorate in piccoli lotti e successivamente assemblate. Il profilo aromatico è intenso e ben riconoscibile, con note mediterranee nette che si esprimono fin dal primo assaggio.
Gin Le Lagore: il Levante diventa spirito
Gin Le Lagore: il Levante diventa spirito

Amaro Bridge

Bridge è un liquore che nasce dalla lavorazione di erbe aromatiche raccolte manualmente all’interno della tenuta. Eucalipto, mirto, finocchietto selvatico, timo, menta e rosmarino compongono un insieme equilibrato, capace di restituire i profumi del territorio a ogni assaggio. La produzione prevede un’infusione idroalcolica di botaniche naturali, completata dall’aggiunta di zucchero di canna. Al palato è morbido e caldo, con un profilo aromatico persistente e un finale che richiama in modo netto la macchia mediterranea da cui trae origine.

Un modo diverso di intendere il distillato

Le Lagore non si inserisce nel racconto facile dei distillati di tendenza, né cerca scorciatoie narrative. Il filo che lega gin, mirto e amaro è lo stesso: un rapporto diretto con il territorio, osservato prima ancora che interpretato. Le botaniche spontanee, la raccolta manuale, le lavorazioni essenziali non diventano slogan, ma restano strumenti per restituire un’identità precisa, senza mediazioni superflue.


Nei prodotti Le Lagore il paesaggio non viene addomesticato, ma accompagnato. I profumi della macchia mediterranea, le note balsamiche, la struttura aromatica non puntano all’effetto immediato, bensì a una riconoscibilità che si costruisce nel tempo. È un approccio che chiede attenzione, ma che ripaga con distillati capaci di raccontare un luogo senza bisogno di alzare la voce.

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Thomas Perseval: l’ingegneria naturale del terroir

Thomas Perseval: l’ingegneria naturale del terroir

Thomas Perseval. Dicembre è il mese in cui la Champagne rivela la sua anatomia più autentica. Le vigne spoglie permettono di leggere con chiarezza la geometria del terreno, le linee di pendenza, la disposizione dei filari, la tessitura del suolo. La linfa si ritira, la vite rallenta ogni attività fisiologica e si crea una sospensione che non è inattività, ma un momento di analisi. È il periodo in cui il lavoro agronomico non scompare, bensì cambia natura: osservazione, valutazione, pianificazione.

Dicembre è il mese che impone allo sguardo tecnico di fermarsi e registrare tutto ciò che la stagione vegetativa nasconde con la sua opulenza. In questo contesto, parlare di produttori che hanno costruito la loro identità sulla precisione, sulla lettura analitica dei suoli e sulla trasparenza del terroir è quasi inevitabile. Tra questi, Thomas Perseval è una delle voci più autorevoli, grazie al suo lavoro rigoroso sulle parcelle di Chamery e alla scelta di una vinificazione che rispetta la struttura naturale della materia prima.

Chamery: una micro-geografia che diventa metodo

Il dominio agricolo di Perseval si estende per 2,5 ettari suddivisi in cinque parcelle nel cuore della Montagne de Reims, all’interno del parco naturale che protegge uno dei paesaggi più caratteristici della regione. Dal 2012 abbraccia una viticoltura biologica certificata, con un approccio che non è ideologico ma tecnico: ridurre gli input esterni significa ottenere una materia prima più fedele al contesto pedoclimatico di origine. Le sue micro-cuvée nascono proprio da questa filosofia. Ogni parcella viene vinificata separatamente, consentendo al singolo appezzamento di esprimere il proprio potenziale aromatico e strutturale. Perseval lavora con pinot noir, pinot meunier e chardonnay, ma inserisce nella sua visione produttiva anche vitigni quasi dimenticati come petit meslier, arbanne e pinot blanc, rafforzando la qualità e l’autenticità dei suoi assemblaggi attraverso un patrimonio vegetale raro.

Thomas Perseval: la vinificazione parcellare come strumento di analisi sensoriale

La vinificazione parcellare non è una scelta stilistica: è un processo tecnico complesso che permette di mantenere l’identità di ciascun sito produttivo. La frammentazione dei suoli nella Montagne de Reims impone una gestione precisa delle fasi di raccolta, pressatura e fermentazione. Ogni parcella segue un proprio calendario, perché cambia la maturazione fenolica, la capacità idrica del suolo, la presenza di gesso, sabbie o argille, l’esposizione e il microclima.

In cantina, la separazione si traduce in fermentazioni indipendenti, con controlli accurati di temperatura, ossigenazione e cinetica microbica. La scelta di Perseval di utilizzare soltanto il legno per le fermentazioni aggiunge un ulteriore livello tecnico: il legno permette una micro-ossigenazione lenta, calibrata, capace di amplificare la struttura senza mascherare il carattere del frutto.

Il vantaggio finale è un ventaglio di basi-vino altamente differenziate, che consente assemblaggi costruiti con logica scientifica. La vinificazione parcellare rende leggibile ogni sfumatura e permette all’enologo di intervenire con la precisione di un artigiano che lavora su micromeccanismi sensoriali.

Il percorso tecnico di Thomas Perseval

La storia professionale di Perseval è una progressione continua verso la finezza tecnica. Cresciuto tra le vigne di famiglia, ha scelto un approccio rigoroso che unisce una forte identità territoriale alla ricerca di precisione in tutte le fasi del processo produttivo. Dal passaggio al biologico fino alla scelta quasi integralista di vinificare esclusivamente in legno, ogni decisione è orientata a esprimere la personalità autentica delle sue parcelle.

Le micro-cuvée sono prodotte in quantità ridotte, seguono fermentazioni spontanee e lunghi affinamenti, senza interventi invasivi. Il risultato è una collezione di Champagne intensi, nitidi, luminosi nella freschezza ma profondi nella struttura. Ogni bottiglia comunica la stessa filosofia: la materia prima parla da sola, se le si concede il tempo e il rispetto necessari.

La Masure Rosé Millesimato
100% pinot noir

Rosé di macerazione proveniente dalla storica parcella La Masure (1974), piantata su suoli argillo-sabbiosi e argillo-calcarei. La vinificazione avviene interamente in barriques da 228 e 400 litri, con fermentazioni alcolica e malolattica spontanee, senza filtrazioni, chiarifiche o solforosa aggiunta. Le 12 ore di macerazione sulle bucce donano intensità cromatica e un profilo aromatico ricco di frutti rossi e note speziate. Affinamento minimo di 36 mesi sui lieviti, seguito da 6 mesi di riposo dopo il dégorgement à la volée. Nessun dosaggio.

La Pucelle Millesimato
100% pinot meunier

Cuvée parcellare ottenuta dalla parcella La Pucelle, impiantata nel 1961 su terreno sabbioso-limoso profondo. Vinificazione in barriques da 228 e 400 litri, con fermentazioni spontanee e totale assenza di filtrazioni o collage. Il sorso è ampio e autorevole, con struttura e persistenza che mettono in evidenza la straordinaria espressività del Pinot Meunier antico lavorato da Perseval. Matura almeno 36 mesi sui lieviti, seguiti da 6 mesi dopo il dégorgement à la volée. 

Le Village Millesimato
100% chardonnay

Chardonnay in purezza dalla parcella Le Village, piantata nel 1986, vinificato completamente in barriques da 228 e 400 litri. Fermentazioni alcolica e malolattica naturali, nessuna filtrazione né chiarifica, per preservare l’identità del micro-terroir. Il bouquet richiama la pasticceria fine, la frutta matura e leggere note di nocciola, mentre il palato offre una mineralità incisiva e un finale lungo e pulito. Affinamento minimo di 36 mesi sui lieviti e 6 mesi dopo il dégorgement à la volée. Nessun dosaggio.

Dicembre, quando la Champagne trova la sua voce più nitida

Ora che dicembre avanza e il freddo rende l’aria più affilata, l’idea di una bottiglia capace di raccontare il lavoro dell’anno acquista un fascino particolare. Le vigne dormono, ma il vino è vivo. 

I vini di Perseval – così rigorosi, così vibranti, così legati alla loro terra – sembrano fatti apposta per questo periodo dell’anno. Sono un invito a rallentare, ad ascoltare, a lasciarsi attraversare dalla complessità. E mentre le feste si avvicinano, portando con sé un po’ di quella magia che Dicembre custodisce da sempre, una cosa diventa chiara: alcuni vini non si bevono soltanto, si aspettano. Come si aspettano le prime nevicate, o le sere che profumano di ritorno a casa…

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Gonde’-Rousseaux: il carattere di Taissy tra tradizione e ricerca

Gonde’-Rousseaux – Novembre nella regione Champagne è un mese di passaggio: la vigna si spoglia e si prepara al riposo invernale, mentre il lavoro si concentra nelle cantine. Le fermentazioni rallentano, gli affinamenti sulle fecce iniziano a disegnare i primi tratti dell’annata e i vigneron accompagnano con attenzione processi che richiedono tempo, silenzio e pazienza.

A Taissy, nel cuore della Montagne de Reims, la famiglia Gonde’-Rousseaux vive questa fase con un approccio che unisce rigore agricolo e sensibilità creativa. Ogni vino nasce come interpretazione del terroir: un’espressione gessosa, luminosa, che Florian – enologo alla guida della maison – preferisce lasciare libera di evolvere con il minimo intervento.

Montagne de Reims: un terroir che detta il ritmo

La regione Champagne deve la sua unicità a un ambiente estremo: un clima al limite della viticoltura e un sottosuolo dominato dalla craie, la pietra calcareo-gessosa che riflette la luce, drena l’acqua e garantisce riserva idrica nei momenti più critici.

Nella Montagne de Reims, le colline esposte a sud creano le condizioni perfette per il pinot noir, che qui si esprime con potenza, struttura e capacità di invecchiamento. Le cantine sotterranee, scavate nei terreni gessosi, completano il quadro, offrendo ambienti ideali per lunghe maturazioni.

Taissy rappresenta una declinazione peculiare di questa montagna. I suoli chiari e riflettenti imprimono nei vini una tensione minerale e una verticalità che li rendono immediatamente riconoscibili. È qui che Gonde’-Rousseaux ha scelto di radicarsi e costruire la propria identità.

Gonde’-Rousseaux: una maison familiare con radici e futuro

Fondata nel 1976 da Edith e Didier, Gonde’-Rousseaux ha sempre mantenuto un legame forte con il vigneto, lavorando piccole parcelle con approccio artigianale. Oggi è il figlio Florian a guidare la maison, portando avanti l’eredità dei genitori con una visione che combina tradizione, tecnologia e sperimentazione.

I 4 ettari di vigneti sono condotti in regime biologico e biodinamico, con interventi mirati a favorire la biodiversità: siepi, alberi e rifugi per insetti sono stati introdotti per restituire vitalità all’ecosistema.

La filosofia di Florian è chiara: intervenire il meno possibile in cantina. Lui stesso si definisce un “enologo pigro”, convinto che un vino, se nasce da un vigneto equilibrato, sappia crescere da solo. Vinificazione in piccoli volumi, assenza di solforosa, stabilizzazioni naturali a freddo e micro-sperimentazioni caratterizzano la sua pratica quotidiana.

Accanto a questo approccio essenziale, c’è però una forte componente di curiosità tecnica: analisi dei suoli, monitoraggi tramite droni e osservazioni costanti del vigneto. Quella di Gonde’-Rousseaux è una viticoltura che alterna il sapere manuale alla precisione digitale, senza perdere di vista il legame diretto con la terra.

La selezione di Novembre: una dedica a Gonde’-Rousseaux

Chapitre 1 Extra Brut
30% chardonnay
35% pinot meunier
30% pinot noir
5% vins de réserve

Il naso è complesso: frutta candita, pera, arancia, accenti mentolati e una vena selvatica. In bocca emerge la mineralità salina dei suoli gessosi di Taissy, sostenuta da un registro amaricante elegante. Ritornano fichi, uva sultanina, torrone e frutta secca. Affinamento sulle fecce 8–12 mesi, più 6 mesi dopo dégorgement. Dosaggio: 2 g/l.

Chapitre 2 Blanc de Noirs Millesimato
80% pinot meunier
20% pinot noir

Profumo insolito e distintivo: cenere, carbone, note affumicate, seguite da richiami di pasticceria e agrumi rossi. Al palato la freschezza salina è protagonista, accompagnata da piccoli frutti neri come ribes, mirto e sambuco. Uno Champagne vivo, che muta nel bicchiere e mantiene energia costante. Affinamento sulle fecce 8–12 mesi, più 12 mesi dopo dégorgement. Dosaggio: 6 g/l.

Chapitre 5 Blanc de Blancs Millesimato
100% chardonnay

100% chardonnay, fermentato a temperatura ambiente e vinificato in botti di rovere americano. Nessuna solforosa, stabilizzazione naturale a freddo.

Il bouquet richiama fiori di acacia e cereali maturi, arricchendosi con bergamotto e zenzero. In bocca esplode la freschezza salina, armonizzata dal legno che dona rotondità e corpo. Il finale è lungo, energico e con una tessitura tannica che prolunga la persistenza. Affinamento sulle fecce 10–12 mesi, più 12 mesi dopo dégorgement. Dosaggio: 6 g/l.

Oltre la bottiglia: l’identità di una maison

I vini di Gonde’-Rousseaux nascono dalla regione Champagne, ma non rispondono a un modello standardizzato. Sono interpretazioni dirette del villaggio di Taissy e della Montagne de Reims, frutto di scelte coerenti in vigna e di vinificazioni essenziali.

Florian non rincorre uno stile imposto: osserva, testa, accetta la possibilità dell’errore e riparte da ciò che la natura gli concede. Questo atteggiamento rende ogni cuvée un racconto indipendente, ma sempre riconducibile a un filo conduttore: il desiderio di restituire autenticità.

In un territorio che ha fatto della parola Champagne un simbolo universale, la maison Gonde’-Rousseaux dimostra che c’è ancora spazio per vini che non inseguono l’omologazione, ma raccontano con precisione il legame tra uomo, terroir e tempo. Non un epilogo, ma un invito a leggere la Champagne nella sua forma più viva e concreta.

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Le Vigne di Marco: l’anima dei Colli Euganei

Le Vigne di Marco: l’anima dei Colli Euganei

Le Vigne di Marco: Settembre è il mese in cui le vigne mostrano tutto il frutto del lavoro di un anno intero e l’aria si riempie dei profumi inconfondibili dell’uva matura. 

Nei Colli Euganei, un territorio che da sempre custodisce una tradizione vitivinicola profondamente radicata, questo periodo assume un significato ancora più intenso. È in questo contesto che si trova Le Vigne di Marco, una cantina che ha fatto della continuità familiare e dell’artigianalità radicale il proprio tratto distintivo, raccontando attraverso ogni bottiglia l’essenza autentica di queste colline.

Colli Euganei: un terroir storico e prezioso

I Colli Euganei, con i loro suoli vulcanici e la straordinaria varietà di esposizioni, rappresentano uno dei patrimoni vitivinicoli più ricchi e affascinanti del Veneto. La diversità geologica di quest’area, che alterna marne calcaree, argille e sedimenti vulcanici ricchi di minerali, conferisce ai vini una personalità unica: profondità, freschezza e complessità aromatica che si distinguono già al primo sorso. 

Settembre, con le sue giornate più fresche e le escursioni termiche tra il giorno e la notte, diventa il mese cruciale per raggiungere la piena maturazione delle uve. Ogni decisione presa in questo momento – dal momento esatto della raccolta, che può cambiare di ora in ora, alla selezione manuale dei grappoli migliori – diventa determinante per la qualità finale del vino, esprimendo in modo chiaro l’identità del terroir.

La storia di Le Vigne di Marco: passione e manualità

La storia di Le Vigne di Marco affonda le sue radici nel 1960, quando il nonno Sante iniziò a produrre vino animato da una passione che ancora oggi guida ogni scelta dell’azienda. Marco, che da bambino passava ore al fianco del nonno osservandone i gesti e imparando la pazienza della vigna, ha ereditato quella stessa dedizione. 

Oggi, insieme alla moglie Valentina, porta avanti una realtà che si sviluppa su 4,5 ettari di vigneti situati sul versante meridionale dei Colli Euganei. La filosofia è tanto semplice quanto rigorosa: mantenere un equilibrio tra tradizione e innovazione, dare valore a ogni dettaglio e rispettare profondamente la terra che ospita le viti. 

Non a caso, il motto aziendale è “vini manuali”, un concetto che trova un simbolo potente nel logo della cantina – una mano stilizzata che racconta di lavoro quotidiano, di fatica, di artigianalità vera che si riflette in ogni fase del processo produttivo.

Vini che raccontano il territorio

Le Vigne di Marco non aspira a vini omologati o privi di personalità. Al contrario, ogni bottiglia nasce per raccontare le sfumature del terroir e delle stagioni, rispettandone le diversità e accettandone le imperfezioni come parte integrante della sua identità. 

Ogni annata porta con sé variazioni sottili, rese diverse e caratteristiche aromatiche che rendono i vini autentici, vivi, capaci di sorprendere chi li assaggia. I vitigni tipici dei Colli Euganei – dai rossi più intensi e strutturati ai bianchi freschi e minerali – sono coltivati con pratiche sostenibili e con una manualità che oggi rappresenta un valore prezioso e raro. 

È questa attenzione al dettaglio a permettere ai vini di esprimere tutto il carattere di un territorio che non si lascia addomesticare, ma che regala esperienze sensoriali uniche.

Le Vigne di Marco: l’anima dei Colli Euganei

Altissimo
IGT Moscato Veneto
60% moscato bianco 40% moscato giallo

Composto al 60% da moscato bianco e al 40% da moscato giallo, Altissimo nasce da vigne di circa 40 anni situate a 350 metri di altitudine su suoli marnoso-calcarei esposti a sud. La fermentazione, rigorosamente spontanea, avviene in vasche di cemento con macerazione sulle bucce per circa 12 giorni. Dopo un affinamento di 9 mesi in cemento e ulteriori 18 mesi in bottiglia, il vino è pronto per esprimere tutto il suo carattere. Si tratta di un moscato secco, immediato e scorrevole, che al naso sprigiona un intenso bouquet floreale arricchito da sfumature di tè. In bocca si presenta lineare, deciso e con una sorprendente verticalità.

Kumara
100% merlot

Kumara è un Merlot in purezza che unisce eleganza e versatilità. Le uve, coltivate su terreni dove marna calcarea e trachite si intrecciano, vengono raccolte manualmente e sottoposte a una breve macerazione di 12 ore. Segue la torchia manuale e la separazione dalle bucce, prima che la fermentazione spontanea abbia luogo. L’affinamento avviene principalmente in vasche di cemento, mentre una piccola parte del vino riposa in botti usate per acquisire complessità aromatica e struttura senza perdere freschezza.

Le Vigne di Marco: l’anima dei Colli Euganei
Le Vigne di Marco: l’anima dei Colli Euganei

Margherita
IGT Raboso Veneto 100% raboso veronese

Questo Raboso veronese in purezza prende il nome dalla piccola Margherita, figlia di Marco, e come lei possiede un carattere vivace e autentico. Le vigne, con un’età media di 20 anni, crescono su profondi suoli argillosi di pianura con esposizione a sud. La prima fermentazione, condotta in bianco in vasche di cemento, precede l’imbottigliamento del vino base con un residuo zuccherino naturale che attiva la rifermentazione in bottiglia secondo il metodo ancestrale. Nessun zucchero o mosto esterno viene aggiunto, permettendo così di ottenere un vino diretto, sincero e dal profilo schietto.

Un settembre da vivere calice alla mano

In un periodo in cui le vigne sono in fermento e l’attività nelle cantine raggiunge il suo apice, Le Vigne di Marco incarna perfettamente lo spirito di Settembre: un mese che chiude un ciclo vegetativo e ne apre uno nuovo, fatto di attesa e di cura per il vino che sta nascendo. 

I loro vini, dal carattere deciso e in continua evoluzione, rappresentano un invito a scoprire il territorio dei Colli Euganei con lentezza e curiosità, un calice alla mano e la voglia di immergersi nelle storie che queste colline sanno raccontare. Perché dietro ogni bottiglia c’è il lavoro di chi conosce intimamente la propria terra e la interpreta con rispetto, trasformando l’uva in emozioni da condividere.

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Nabù: Bollicine Ribelli e Rosati d’Altura

Nabù: Bollicine Ribelli e Rosati d’Altura

Nabù: Agosto è il cuore pulsante dell’estate, il mese in cui la luce sembra non spegnersi mai e ogni occasione è buona per ritrovarsi attorno a una tavola imbandita o per stappare qualcosa di speciale al tramonto. È il momento ideale per sperimentare vini che sappiano esprimere freschezza e carattere, e Nabù – piccola cantina di Casteggio (PV) – sembra nata proprio per interpretare questa esigenza.

Con la sua produzione mirata e la capacità di uscire dagli schemi, Nabù propone due etichette che non solo sanno conquistare al primo sorso, ma rappresentano anche una vera dichiarazione d’intenti: un Metodo Classico e un rosato che parlano la lingua dell’estate senza scendere a compromessi.

Oltrepò Pavese: la culla di un patrimonio enologico

L’Oltrepò Pavese, conosciuto anche come “Vecchio Piemonte”, è una delle aree vitivinicole più affascinanti e complesse del nostro Paese. Situato in Lombardia ma incastonato tra Emilia, Piemonte e Liguria, il territorio si estende su 16.000 ettari di vigneti che rappresentano un mosaico straordinario di varietà e terroir. Qui la Croatina (4.000 ettari) e la Barbera (3.000 ettari) convivono con vitigni nobili come Pinot Nero, Riesling e Moscato, ognuno esprimendo sfumature differenti a seconda delle esposizioni e dei suoli. 

Questo ventaglio di possibilità ha reso l’Oltrepò un laboratorio ideale per la spumantizzazione Metodo Classico, tanto che oggi le sue bollicine competono senza timore con quelle delle più blasonate regioni europee. Ma non solo spumanti: i vini fermi dell’Oltrepò raccontano la stessa cura e lo stesso rigore tecnico, con una profondità che li rende riconoscibili agli esperti e sorprendenti per chi li scopre per la prima volta.

Nabù: la precisione artigianale che non teme l’originalità

In mezzo a queste colline che salgono fino a 450 metri d’altitudine, tra Montalto Pavese e Pietra de’ Giorgi, prende vita Nabù, una cantina a conduzione familiare che fa della selezione estrema e della ricerca dell’equilibrio i suoi punti di forza. 

Le vigne, alcune delle quali superano i cinquant’anni, affondano le radici in terreni prevalentemente sabbiosi che regalano concentrazione aromatica e longevità ai vini. La filosofia della cantina è chiara: lavorare con rigore tecnico senza perdere la voglia di sperimentare. 

Da questa visione nascono due etichette che rappresentano perfettamente la dualità di Nabù. Rosato Celeste è un Metodo Classico ottenuto da barbera e croatina, varietà solitamente poco utilizzate per gli spumanti ma qui protagoniste di una bollicina dal profilo elegante e sorprendente. Marachella, invece, è un rosato fresco e diretto che cattura la parte più leggera e spensierata dell’estate, con note fruttate e una piacevolezza immediata. Entrambi i vini hanno una versatilità tale da renderli perfetti per un aperitivo al tramonto, ma non temono di accompagnare piatti strutturati e abbinamenti più audaci.

La selezione di Luglio

Nabù: Bollicine Ribelli e Rosati d’Altura

Rosato Celeste
50% barbera 50% croatina

Spumante Metodo Classico nato da un abbinamento tanto coraggioso quanto originale: barbera e croatina, varietà che raramente vengono scelte per questa tipologia di vinificazione. Le vigne conferiscono al vino complessità ed eleganza, mentre la doppia vendemmia – effettuata in momenti distinti – regala profondità aromatica e grande equilibrio. Al naso si riconoscono nuance di frutta rossa che si intrecciano a una freschezza vibrante e a una mineralità di rara precisione. La maturazione di 12 mesi sui lieviti e un dosaggio di 6 g/l completano il profilo di un Metodo Classico dallo stile unico.

Marachella
barbera, croatina

Le uve vengono raccolte separatamente e sottoposte a pressatura soffice con contatto sulle bucce, ottenendo rese complessive del 50% e un affinamento in vasche di cemento. Il risultato è un rosato dal bouquet complesso e vivace, sostenuto da un’acidità nitida che dona energia e tensione al sorso. Al palato si esprime con immediatezza, grande bevibilità e una piacevole vena giocosa che lo rende perfetto per ogni momento dell’estate.

Nabù: Bollicine Ribelli e Rosati d’Altura

Agosto non aspetta: il momento di alzare l’asticella

In un mese in cui la ricerca del vino giusto diventa quasi un rituale estivo, Nabù dimostra che è possibile coniugare tecnicità, territorialità e un pizzico di irriverenza. Non si tratta semplicemente di “scoprire l’Oltrepò Pavese”, ma di accettare la sfida di uscire dalla propria comfort zone. Rosato Celeste e Marachella sono due inviti chiari a ripensare il modo in cui viviamo l’estate: con la curiosità di chi non si accontenta, con la voglia di alzare l’asticella della qualità e con la consapevolezza che dietro ogni bottiglia c’è un terroir che vale la pena conoscere a fondo….

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Progetto Eméa: la giovane firma artigianale di Gralò

Progetto Eméa. Il sole sembra rallentare ogni movimento e la luce avvolge dolcemente i paesaggi: cresce il desiderio di qualcosa che sappia di semplicità autentica e genuina freschezza. È il tempo ideale per scoprire vini che sono frutto di mani giovani, menti visionarie e cuori innamorati del proprio territorio.

In questa atmosfera di giorni lunghi e ritmi rallentati, incontriamo Eméa, un progetto che respira l’essenza più autentica e artigianale della Franciacorta, portando in ogni calice una storia giovane, intensa e straordinariamente curata.

Il nome “Eméa” nasce da un gioco di lettere ispirato al motto “Let the moment sparkle”: un invito a vivere ogni istante con intensità e luce propria, proprio come le bollicine che salgono leggere nel calice.

Gralò: un sogno diventato vino grazie al Progetto Eméa

Gralò nasce nel 2016 dall’entusiasmo e dalla passione condivisa di due giovani, Graziana e Lorenzo, legati dalla vita e da un sogno comune: creare vini che fossero esperienze sensoriali e autentiche espressioni territoriali. Con determinazione e cura maniacale per i dettagli, scelgono 4 ettari nelle colline moreniche della Franciacorta, territorio noto nel mondo per la sua innata vocazione vinicola.

Qui i vitigni di Chardonnay, varietà nobili, diventano protagoniste del Progetto Eméa nel 2022. La filosofia di Gralò è chiara: equilibrio con la natura, sostenibilità concreta e rispetto per ogni fase del processo produttivo. Una visione artigianale che punta sull’autenticità e sulla valorizzazione della qualità intrinseca del territorio.

Ogni vendemmia, ogni bottiglia, sono figlie della cura nei dettagli, dalla selezione manuale delle uve fino alle tecniche di vinificazione che preservano ed esaltano le caratteristiche peculiari del terroir.

Franciacorta: il territorio che parla di finezza

La Franciacorta non è semplicemente un territorio, è un’identità ben precisa, fatta di colline moreniche originate dal ritiro dei ghiacciai, che hanno lasciato in eredità terreni ricchi di minerali e ciottoli. Questa composizione geologica conferisce ai vini caratteristiche uniche di mineralità, freschezza e struttura. Il clima, mitigato dal vicino Lago d’Iseo e dalle Alpi che fungono da barriera naturale, regala escursioni termiche ideali per la maturazione ottimale delle uve, specialmente per Chardonnay e Pinot Nero, che qui trovano il loro ambiente ideale per esprimersi al meglio.

La zona della Franciacorta, riconosciuta a livello internazionale per il Metodo Classico italiano, presenta un disciplinare rigoroso che tutela qualità e autenticità dei prodotti. Proprio in questo scenario, Eméa valorizza le caratteristiche del territorio attraverso tecniche di coltivazione a basso impatto ambientale e una vinificazione attenta che esalta la purezza espressiva dello Chardonnay. 

Nei suoi vini Extra Brut e Satèn, Eméa cattura perfettamente il carattere distintivo della Franciacorta: finezza, eleganza aromatica, bollicine sottili e persistenti e una piacevole mineralità che rende ogni degustazione un’esperienza raffinata e memorabile.

Progetto Eméa: la selezione di Luglio

Per questo mese proponiamo una selezione che racconta tutta la raffinatezza del progetto Eméa. Due Franciacorta d’eccellenza e un Metodo Classico ciascuno con un’identità distinta: il Metodo Classico “Con Grazia”, complesso e ricco; un Franciacorta Extra Brut, fresco ed equilibrato; e il Franciacorta Satèn, elegante e vellutato.

Eméa Metodo Classico – Con Grazia

100% Chardonnay

È un Metodo Classico realizzato esclusivamente con Chardonnay proveniente da quattro annate differenti. Le uve vengono raccolte manualmente, pressate delicatamente e il mosto ottenuto è selezionato accuratamente per esaltarne l’eleganza. Nel calice, il vino appare di un luminoso giallo paglierino con sfumature dorate e un perlage fine. Al naso emergono aromi intensi di miele, frutti maturi e lievi note burrose. Il gusto è pieno e sapido, con un finale lungo e ricco di profumi. Questo vino rappresenta in modo armonico la fusione di più annate, con una maturazione di 70 mesi sui lieviti e nessun dosaggio aggiunto.

Eméa Franciacorta Extra Brut

100% Chardonnay

Un Franciacorta caratterizzato da un colore giallo paglierino luminoso con riflessi verdi e un perlage persistente e delicato. I profumi richiamano immediatamente frutta fresca a polpa gialla, con note aromatiche fragranti e pulite. In bocca si presenta equilibrato, fresco e sapido, con una struttura decisa ma piacevole. Il finale è lungo, coerente ed elegante. Affina sui lieviti per 24 mesi, con un dosaggio finale di 4 grammi per litro.

Eméa Franciacorta Satèn

100% Chardonnay

Questo Satèn Brut si presenta con un luminoso colore giallo paglierino e un perlage estremamente fine e persistente. Al naso sprigiona aromi delicati di agrumi, fiori bianchi e una sfumatura dolce di miele. Al palato risulta morbido, cremoso e ben equilibrato, con una freschezza che sostiene perfettamente la sua struttura delicata. Il finale è armonioso e persistente, esaltando la tipica eleganza del Satèn. Affinamento sui lieviti per 24 mesi e dosaggio finale di 4 grammi per litro.

Un invito a riscoprire la bellezza del dettaglio

Scegliere Eméa significa scegliere vini che raccontano storie vere, fatte di dettagli curati e mani giovani, di impegno artigianale e rispetto assoluto per la natura. Non è solo bere un calice, è riscoprire la bellezza di ciò che nasce lentamente, attentamente, nel pieno rispetto del tempo e delle stagioni. È un invito a godere dell’autenticità pura, lontana dai clamori e vicina alla terra. Eméa è il vino per chi sa apprezzare la cura, la pazienza e la semplicità di un gesto ben fatto, un’esperienza che ci riporta alla vera essenza del piacere e della convivialità.

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In Apnea: un tuffo nelle acque del Lago di Como

Apnea. Con l’estate alle porte e il caldo che reclama attenzione, si fa strada un desiderio profondo di freschezza, di quiete, di pause sospese in cui ritrovare se stessi.

Giugno è quel mese in cui la luce sembra non voler tramontare mai… In queste giornate di sole ardente e voglia di evadere dalla frenesia, il Lago di Como custodisce un segreto silenzioso e affascinante: bottiglie di vino adagiate nelle sue profondità, affidate al tempo lento delle sue correnti. È qui, nelle acque calme e scure del lago, che si affina Apnea, un vino che sceglie di respirare diversamente.

Ca' di Frara: un secolo di passione e tradizione

La storia di Ca’ di Frara inizia nel 1905, quando Giovanni Bellani, spinto da una visione chiara e coraggiosa, acquistò alcuni appezzamenti di terreno particolarmente vocati alla viticoltura nel comune di Mornico Losana, nella frazione di Casa Ferrari – conosciuta localmente come Ca’ di Frara. Un nome che, nel tempo, è diventato sinonimo di eccellenza enologica e dedizione assoluta alla terra.

Con il passare degli anni, l’azienda ha ampliato il proprio patrimonio viticolo includendo vigneti nel vicino comune di Oliva Gessi, creando così una vera e propria oasi protetta. Le colline disegnano un anfiteatro naturale che ripara le viti dai venti più intensi, regalando un microclima straordinario: inverni miti, estati calde ma ventilate. È in questo equilibrio perfetto tra geografia, clima e know-how tramandato da generazioni che nascono i vini firmati Ca’ di Frara.

Con oltre 110 anni di esperienza alle spalle, l’azienda continua a innovare senza mai tradire la propria identità. L’espressione più audace di questa visione è la linea Apnea, un progetto che rilegge il metodo classico con uno spirito fuori dagli schemi.

Prodotti esclusivamente con Pinot Nero in purezza, sia nella versione Brut che Rosé, i vini Apnea affrontano un percorso di affinamento sorprendente: le bottiglie non sono semplicemente adagiate sul fondo del lago, ma ancorate ad esso in modo da rimanere sospese nelle acque profonde. Questo permette il cosiddetto remuage perpetuo, un movimento naturale e costante delle bottiglie favorito dalle correnti lacustri, trasformando la tecnica in poesia. Un approccio innovativo che unisce tradizione e intuizione, lasciando che sia la natura a guidare l’evoluzione del vino.

Remuage perpetuo: quando la natura diventa enologo

Nel metodo classico, il remuage è il passaggio essenziale per la chiarificazione del vino: le bottiglie vengono ruotate progressivamente, a mano o meccanicamente, per spostare i lieviti esausti verso il collo e prepararle alla sboccatura. 

Questo processo, che richiede precisione e costanza, è normalmente affidato alla sapienza di enologi esperti e all’utilizzo di apposite pupitres. Ma Ca’ di Frara ha scelto una strada completamente diversa, innovativa e coraggiosa, affidando questo delicato compito alle acque profonde del Lago di Como.

Nasce così il “remuage perpetuo”, un metodo naturale e sorprendentemente efficace dove le correnti lacustri, con movimenti delicati e costanti, svolgono il ruolo dell’uomo. 

Le bottiglie vengono adagiate sul fondo del lago, a 15 metri di profondità, dove la temperatura rimane stabile tutto l’anno tra gli 8° e i 12°C. In realtà, le bottiglie sono ancorate al fondo in modo da rimanere sospese nelle correnti naturali. Questo posizionamento permette un movimento costante e regolare che sostituisce il tradizionale remuage manuale. Qui, lentamente e con un ritmo quasi ipnotico, il vino evolve in maniera unica, mantenendo i lieviti in sospensione e garantendo una maturazione armoniosa, complessa e ricca di sfumature sottili che difficilmente si otterrebbero in superficie.

Selezione di Giugno: il vino che emerge dalle profondità

Apnea e Apnea Rosé sono vini che evocano l’essenza stessa del lago: freschi, intensi, carichi di una mineralità sottile che ricorda la pietra umida e il silenzio delle profondità. Sono vini perfetti da gustare quando la calura estiva invita a un sorso lento, contemplativo, magari al tramonto, quando la luce si riflette sull’acqua e tutto sembra fermarsi un istante.

Apnea
100% pinot nero

Apnea è l’essenza più pura del Pinot Nero, interpretata con precisione e profondità. Le uve vengono vinificate in bianco e avviate a un affinamento del tutto inusuale: le bottiglie riposano per 24 mesi nelle acque del Lago di Como, dove le correnti naturali generano un remuage perpetuo. Segue un periodo di tre mesi per la sedimentazione e almeno sei mesi di riposo post sboccatura. Un metodo classico fuori dagli schemi, pensato per chi cerca freschezza, struttura ed equilibrio in un’unica esperienza. La maturazione sui lieviti dura complessivamente 24 mesi, con un dosaggio finale di 3 grammi per litro.

Apnea Rosé
100% pinot nero

Apnea Rosé nasce da un’attenta selezione di Pinot Nero vinificato in parte in bianco e in parte in rosato, dando vita a un assemblaggio equilibrato e contemporaneo. Anche in questo caso, le bottiglie vengono immerse nel Lago di Como per 24 mesi, dove le correnti sostituiscono il remuage tradizionale con un movimento costante e naturale. Dopo l’affinamento subacqueo, il vino riposa ulteriori tre mesi per la sedimentazione e almeno sei mesi post sboccatura. Un rosé dal carattere distintivo, che unisce eleganza e bevibilità con uno stile unico e sorprendente. La maturazione sui lieviti dura complessivamente 24 mesi, con un dosaggio finale di 3 grammi per litro.

Un sorso oltre la superficie

In un mondo che corre veloce, Apnea si muove in un tempo diverso, quello dell’attesa, del silenzio e della profondità. È immergersi in un racconto fatto di acque lente, di correnti gentili e di pazienza assoluta. È il vino di chi sa ascoltare e osservare, di chi desidera connettersi con la natura nel modo più autentico possibile.

Apnea è il risultato di una scommessa audace, quella di rallentare, di abbandonare le consuete regole e fidarsi del ritmo placido del lago. In ogni sorso si percepiscono la cura, l’innovazione e la dedizione che hanno trasformato un’idea visionaria in realtà. È un vino che non cerca di stupire con la forza, ma che racconta con semplicità un viaggio incredibile sotto il pelo dell’acqua. Apnea, in fondo, non è soltanto un vino: è un invito a esplorare, a fermarsi, a godere dell’essenza stessa del tempo sospeso.

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Vini Fioriti: il profumo della primavera in un bicchiere

Vini Fioriti: il profumo della primavera in un bicchiere

Vini fioriti: con l’arrivo della primavera, il vino torna a dialogare in modo più diretto con l’olfatto. I mesi più miti coincidono con una naturale predisposizione del corpo – e della mente – a percepire profumi leggeri, freschi, eterei. In questo contesto sensoriale si inserisce perfettamente una specifica categoria enologica: quella dei vini fioriti, vini caratterizzati da una marcata presenza di note floreali al naso, in grado di evocare fiori freschi, secchi o essiccati con una precisione talvolta sorprendente.

Tuttavia, al di là del fascino evocativo, il termine “fiorito” non è solo una licenza poetica: è un’indicazione tecnica, legata alla presenza di specifici composti aromatici – principalmente terpeni – che si formano nel corso del ciclo di vita dell’uva o durante la fermentazione.

I vini fioriti: definizione e caratteristiche

Nel linguaggio della degustazione, la parola “fiorito” indica una famiglia olfattiva ben precisa, distinta dalle più comuni note fruttate, speziate o boisée. Tuttavia, l’etichetta di “vino fiorito” non si applica indiscriminatamente a tutti i vini che mostrano un vago sentore floreale. Si parla di vino fiorito quando il bouquet aromatico è dominato da profumi che ricordano specificamente i fiori, in modo chiaro, riconoscibile e persistente.

Tali caratteristiche non dipendono da un solo fattore, ma dalla combinazione tra vitigno, terroir e stile enologico. Si tratta di una precisa identità sensoriale che può manifestarsi sia in vitigni aromatici, sia in varietà più neutre, a patto che le condizioni ambientali e le scelte di cantina ne favoriscano lo sviluppo. I vini fioriti, pertanto, non sono una nicchia estetica: rappresentano un’interessante espressione del vino come prodotto culturale, in grado di veicolare eleganza e leggerezza con profondità.

Dal punto di vista sensoriale, i vini fioriti sono:

  • aromaticamente nitidi, con sentori immediatamente riconoscibili;
  • leggeri nella struttura, ma spesso con buona acidità e finezza;
  • trasversali: possono essere bianchi, rosati e anche alcuni rossi giovani;
  • versatili negli abbinamenti, soprattutto con piatti delicati, primaverili, o speziati a base vegetale.

La chimica del profumo: da dove arrivano gli aromi floreali?

L’aromaticità di un vino non è un elemento decorativo, ma un aspetto fondante della sua identità sensoriale. In particolare, le note floreali derivano da precisi composti chimici, in larga parte appartenenti alla famiglia dei terpeni. La presenza, la quantità e l’intensità di queste molecole aromatiche dipendono da una complessa interazione tra genetica della vite, fattori ambientali e processi microbiologici durante la vinificazione.

È importante sottolineare che questi aromi non vengono aggiunti né sono frutto di manipolazioni esterne. Al contrario, sono contenuti all’interno dell’uva stessa sotto forma di precursori aromatici, spesso legati a zuccheri e inattivi a livello olfattivo. Solo durante la fermentazione, e grazie all’azione dei lieviti, queste molecole vengono rilasciate, rendendo percepibili i profumi caratteristici. I principali responsabili delle note floreali sono:

  • Linalolo, che richiama lavanda, arancia e bergamotto;
  • Geraniolo, associato alla rosa e al geranio;
  • Citronellolo, che evoca sentori di rosa e agrumi;
  • Nerolo, con richiami a fiori d’arancio e freschezza erbacea.

A questi si aggiungono altri composti volatili – alcoli superiori, esteri, aldeidi – che possono contribuire al profilo floreale, in particolare in fase fermentativa o durante l’affinamento sui lieviti.

Vini fioriti: i principali fiori nel bicchiere

Le note floreali non sono tutte uguali: ciascun fiore porta con sé una specifica identità olfattiva, riconoscibile a livello sensoriale e legata a precise varietà o condizioni di vinificazione. Riconoscere questi sentori significa sviluppare un lessico olfattivo più ricco, ma anche comprendere meglio l’origine territoriale e stilistica del vino. Di seguito, alcuni dei fiori più rappresentativi e ricorrenti nella degustazione enologica:


Violetta

Delicata ma incisiva, la violetta è una nota tipica di alcuni rossi eleganti, in particolare Nebbiolo, Syrah e Pinot Nero coltivati in climi freschi. È una fragranza sottile, che si manifesta spesso in annate giovani, e può derivare dalla sinergia tra antociani, pirazine e precursori fenolici.


Rosa canina

Una delle espressioni più riconoscibili tra i vitigni aromatici. Presente soprattutto in Gewürztraminer, Moscato e Brachetto, la rosa canina è associata al geraniolo, terpene che conferisce una dolcezza olfattiva elegante, mai invasiva, spesso arricchita da sfumature balsamiche o vegetali.


Fiori bianchi

Ampia categoria che comprende acacia, gelsomino, zagara e camomilla. Tipica di numerosi bianchi giovani e freschi – Sauvignon Blanc, Vermentino, Albariño, Chenin Blanc – segnala uno stile orientato alla fragranza, alla pulizia aromatica e alla giovinezza espressiva.


Biancospino

Meno immediato ma estremamente raffinato, il biancospino compare in vini di altitudine o di climi temperati, come Gavi, Soave, Kerner, Sylvaner. È una nota di fondo, talvolta “gessosa”, che si accompagna bene a profili minerali e acidità marcata, conferendo profondità e persistenza.

La nostra selezione di Maggio

Vini Fioriti: il profumo della primavera in un bicchiere

Langhe Rosato Le Macaline DOC | Ciabot Berton

100% nebbiolo

Le vigne, con un’età media di circa 20 anni, sorgono su suoli calcareo-sabbiosi nella zona di La Morra. Dopo una pressatura soffice, il mosto rimane brevemente a contatto con le bucce prima di una decantazione statica e fermentazione controllata a 18 °C. Il colore è un cerasuolo tenue. Il profilo olfattivo si apre su piccoli frutti rossi (fragola, lampone, ribes), accompagnati da marcate note floreali di rosa canina e viola. Al palato, equilibrio tra freschezza e morbidezza, con una buona struttura e una chiara impronta sapida. Produzione limitata: 4.000 bottiglie l’anno.

l’Andrea – Soave Classico DOC | Andrea Bolla

100% garganega

Dal colore giallo paglierino con riflessi verdolini, questo Soave fermenta e affina esclusivamente in acciaio, mantenendo un profilo puro ed essenziale. L’olfatto è verticale, dominato da una mineralità quasi vulcanica e da un bouquet di fiori bianchi e vegetali freschi. In bocca, il sorso è teso, salino, con una chiusura minerale e fresca. Maturazione in acciaio sui lieviti per almeno 6 mesi, seguita da 3 mesi di affinamento in bottiglia.

Vini Fioriti: il profumo della primavera in un bicchiere
Vini Fioriti: il profumo della primavera in un bicchiere

L’Apiro Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico DOC | Cantine Mariotti

100% verdicchio

Vino dedicato all’omonimo borgo, prodotto con uve raccolte all’alba per preservare l’aromaticità tipica dei vecchi cloni di Verdicchio. Alla vista si presenta giallo paglierino. Al naso risulta pulito e austero, con sentori di biancospino, frutta a polpa bianca e accenti di vegetazione spontanea tipica dei vigneti collinari. In bocca emergono note minerali e un finale delicatamente ammandorlato, coerente con la tipicità del vitigno.

Non solo primavera…

I vini fioriti non sono legati esclusivamente alla stagione primaverile, ma questa ne rappresenta senza dubbio il momento più evocativo. Si tratta di vini che richiedono attenzione, un naso allenato e un certo grado di sensibilità degustativa. Offrono molto a chi sa coglierne le sfumature e rappresentano una delle espressioni più sottili, ma affascinanti, del vasto panorama enologico…

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Champagne Rosé: due bottiglie per innamorarvi

Champagne Rosé: due bottiglie per innamorarvi

Febbraio è il mese dell’amore, un periodo in cui ogni gesto sembra più significativo. San Valentino è l’occasione ideale per esprimere i sentimenti più profondi e celebrare il sentimento con un brindisi che parli di eleganza e affetto. E cosa c’è di più romantico che brindare con un raffinato champagne rosé, il vino che con il suo colore rosato evoca tenerezza e raffinatezza, accompagnando ogni momento di condivisione con una dolcezza unica?

Il rosé, con il suo fascino senza tempo, ci ha ispirato nella scelta della nostra selezione di Febbraio: in questo articolo vi guideremo alla scoperta di due straordinari prodotti, che rappresentano l’eccellenza delle maison di Champagne.

Champagne Rosé: il fascino di un’arte senza tempo

Lo champagne rosé si distingue per il suo processo di vinificazione e le sue caratteristiche uniche. La sua produzione avviene principalmente con due tecniche: l’assemblaggio e il salasso (“saignée”). Nel primo caso, si mescolano vino bianco e una piccola quantità di vino rosso. Questo processo permette di ottenere il colore rosato e arricchire il profilo aromatico con note di frutta rossa tipiche del Pinot Noir o Pinot Meunier. Nel salasso (“saignée”), invece, il mosto rimane a contatto con le bucce per 2-3 giorni: in questo modo si estraggono il colore e gli aromi senza compromettere la freschezza del vino.

Dal punto di vista organolettico, lo champagne rosé si caratterizza per una spiccata freschezza e una piacevole vivacità, con note fruttate che spaziano dai frutti rossi (come fragola e lampone) a delicate sfumature agrumate e floreali. La struttura di questo vino è equilibrata, grazie alla combinazione tra acidità e la morbidezza data dalla maturazione sui lieviti. A seconda del dosaggio (quantità di zucchero aggiunto dopo la fermentazione), lo champagne rosé può essere più o meno dolce, ma solitamente si predilige una versione Brut, che esprime meglio la sua freschezza e complessità.

Il periodo di affinamento sui lieviti è un altro elemento distintivo del rosé: le cuvée di qualità, infatti, possono maturare anche per più di 24 mesi, acquisendo così una maggiore complessità e profondità. Durante questo periodo, il contatto con le fecce aiuta a sviluppare aromi più ricchi e una texture setosa al palato, che dona al vino una lunghezza e una persistenza superiore. Il risultato finale è un champagne rosé capace di offrire un’esperienza sensoriale completa, dove la freschezza iniziale lascia spazio a una delicata evoluzione di aromi e sapori nel corso della degustazione.

Le maison che firmano l’eccellenza

Huguenot-Tassin – Tradizione e rispetto per la natura

A Celles-sur-Ource, nel cuore della Côte des Bar, la maison Huguenot-Tassin incarna il perfetto equilibrio tra tradizione familiare e innovazione. Fondata nel 1984, la proprietà di circa 7 ettari è gestita oggi da Edouard Huguenot, giovane talento che ha portato un tocco di modernità alle tecniche di vinificazione, sempre rispettando i ritmi della natura. Le vigne, coltivate secondo metodi biologici e biodinamici, donano vini ricchi di carattere, in cui il rispetto per il pianeta si sposa con la ricerca del piacere autentico.

Désautels-Cuiret – Eleganza e passione dal Grand Cru

Nata nel 1992 ad Oger, villaggio Grand Cru nella prestigiosa Côte des Blancs, la maison Désautels-Cuiret è sinonimo di eleganza e precisione. La famiglia, giunta ormai alla seconda generazione con Christophe e Romain, lavora i propri 5 ettari di vigneti con una filosofia che punta alla sostenibilità e alla valorizzazione del terroir. Il risultato sono champagne di rara finezza, capaci di raccontare il fascino della tradizione attraverso un sorso che rimane nel cuore.

Due bottiglie Champagne Rosé per celebrare l’amore: la nostra selezione di Febbraio

Champagne Rosé: due bottiglie per innamorarvi

Rosé Brut Grand Cru

90% chardonnay 10% pinot noir

Un blend che unisce il meglio di due terroir d’eccellenza: lo chardonnay Grand Cru di Oger, con la sua freschezza e raffinatezza, e il pinot noir Grand Cru di Ay, vinificato in rosso per regalare note di frutta matura e spezie. Questo champagne è un’esplosione di freschezza e golosità, con sentori agrumati che avvolgono il palato. La fermentazione malo-lattica naturale e una maturazione di almeno 24 mesi su fecce ne esaltano la complessità. Il dosaggio equilibrato di 8 g/l lo rende perfetto per brindisi ricchi di emozioni.

Les Fioles Rosées
95% pinot noir 5% chardonnay

Un rosé di macerazione che esprime la massima autenticità. Prodotto da una sola parcella e una sola annata, questo vino racconta la specificità del terroir e dell’annata con una personalità unica. Vinificato secondo l’antica tecnica del saignée, prevede una breve macerazione di 2-3 giorni che dona colore e intensità. Il risultato è un rosé complesso, strutturato e avvolgente, con aromi fruttati che conquistano fin dal primo sorso. La maturazione su fecce completa il profilo di questo champagne straordinario.

Champagne Rosé: due bottiglie per innamorarvi

Concludi il tuo San Valentino con un brindisi al cuore

Scegliere uno champagne rosé per San Valentino significa optare per una bevanda che racchiude in sé storia, tradizione e una straordinaria maestria artigianale. 

Il Rosé Brut Grand Cru e Les Fioles Rosées sono esempi perfetti di come l’eccellenza nella produzione di champagne possa tradursi in un’esperienza sensoriale. Sorseggiando queste cuvée straordinarie, il vostro San Valentino diventerà molto più di una semplice ricorrenza: sarà un’occasione per vivere ogni dettaglio con intensità, per celebrare l’amore con un vino che sa emozionare, che avvolge il palato e che, in ogni bollicina, porta con sé il piacere di un’esperienza senza tempo.

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