Vini autunnali: quando il vino profuma di sottobosco

Vini autunnali: quando il vino profuma di sottobosco

Vini autunnali. Ottobre modifica il paesaggio in modo netto: la vegetazione perde progressivamente le tonalità estive, l’umidità torna a fissarsi sul terreno e nei boschi ricompaiono odori di foglie, corteccia e terra bagnata. Sono riferimenti aromatici molto riconoscibili, che trovano una corrispondenza precisa anche nel linguaggio della degustazione.

Quando si parla di vini autunnali, il riferimento riguarda soprattutto profili olfattivi nei quali il frutto si intreccia con sensazioni vegetali, terrose o balsamiche. Il termine “sottobosco” raccoglie proprio questa famiglia di percezioni e compare con frequenza nella descrizione di alcuni vini rossi, soprattutto quando il carattere varietale, l’origine territoriale e l’evoluzione aromatica costruiscono un profilo distante dalla semplice espressione del frutto fresco.

Mora di rovo, foglia secca, fungo o tartufo appartengono allo stesso immaginario stagionale, pur avendo origini chimiche e sensoriali differenti. Nei vini della selezione di ottobre questi richiami emergono attraverso tre interpretazioni molto diverse, dal Carménère friulano al Poulsard dello Jura, fino a Pomerol.

Vini autunnali: il sentore di sottobosco nel vino

In analisi sensoriale, sottobosco funziona come descrittore complesso. Racchiude sensazioni che ricordano humus, foglie umide e materiali vegetali in decomposizione. A queste possono affiancarsi richiami fungini oppure componenti balsamiche. Dal punto di vista chimico, quindi, il sottobosco non possiede un unico marcatore aromatico. La percezione nasce dall’interazione tra diverse famiglie di composti, la cui incidenza varia in funzione del vitigno, della maturazione dell’uva e dell’evoluzione del vino. Le metossipirazine rappresentano un caso particolarmente significativo. Sono molecole presenti naturalmente in alcuni vitigni e possiedono soglie olfattive molto basse. La 3-isobutil-2-metossipirazina, conosciuta come IBMP, è associata soprattutto al peperone verde e alle sfumature erbacee. Nel Carménère può raggiungere concentrazioni sensorialmente rilevanti e contribuire in maniera marcata alla componente vegetale tipica del vitigno. Le sensazioni che ricordano il fungo hanno invece possibili relazioni con composti come 1-octen-3-ol e 1-octen-3-one, molecole caratterizzate proprio da descrittori fungini. La loro presenza nel vino richiede tuttavia una lettura attenta, perché possono essere associate anche all’attività di microrganismi sulle uve. Un discorso ancora più netto riguarda la geosmina, molecola dall’odore fortemente terroso, capace di richiamare humus e terreno umido già a concentrazioni estremamente basse. In enologia viene considerata principalmente un off-flavour e può essere collegata a contaminazioni microbiologiche delle uve. Per questo sarebbe scorretto identificare automaticamente qualsiasi nota di sottobosco con la presenza di geosmina. Un vino può ricordare terra, foglie e bosco attraverso un insieme aromatico perfettamente coerente, senza presentare questo composto a livelli sensorialmente problematici. Anche l’evoluzione modifica la lettura aromatica. Con il tempo diminuisce il peso di alcuni caratteri direttamente collegati al frutto fresco, mentre reazioni chimiche che proseguono durante l’affinamento cambiano l’equilibrio dei composti volatili. Il profilo può così spostarsi verso tabacco, vegetale essiccato o sfumature terrose. Il risultato sensoriale dipende sempre dalla matrice del vino e dal suo patrimonio aromatico iniziale.

Quando il vino porta con sé i colori dell’autunno

L’associazione tra vino e autunno nasce in buona parte dalla memoria olfattiva. Gli odori percepiti durante la degustazione vengono interpretati attraverso riferimenti già presenti nel nostro repertorio sensoriale. Un aroma che ricorda la terra umida può quindi evocare immediatamente un bosco di ottobre, mentre una nota fungina richiama un ambiente fresco e ricco di materia vegetale.

Anche il tipo di frutto modifica questa associazione. Mora di rovo e piccoli frutti scuri conducono verso un registro diverso rispetto agli aromi più croccanti del frutto appena maturo. Quando compaiono insieme a una componente balsamica o vegetale, il profilo acquista una direzione olfattiva che rimanda con facilità alla stagione autunnale.

Nel Poulsard, il passaggio dai frutti rossi verso fieno e fungo crea una sequenza più sottile. Nei vini di Jean Baptiste Audy, invece, l’evoluzione può portare il frutto nero verso registri di tartufo e tabacco, costruendo una sensazione più scura e terrosa. Il termine “vini autunnali” descrive dunque una relazione sensoriale concreta. Cambiano i vitigni e cambiano le tecniche di vinificazione, mentre alcuni descrittori finiscono per incontrarsi nello stesso campo aromatico.

Tre territori, tre interpretazioni del sottobosco

La selezione riunisce tre produttori legati a territori e tradizioni molto diverse. A Sacile, in provincia di Pordenone, Venit nasce dall’incontro tra due famiglie e due aziende avviate tra il 1981 e il 1983, una sulle sponde del Monticano, in Veneto, l’altra nell’Alto Livenza friulano. Elia e Marco hanno unito questi percorsi in un progetto che affianca una linea legata ai vitigni tradizionali a una dedicata alle varietà PIWI, coltivate in regime biologico.

Nel cuore dello Jura, a Le Vernois, Domaine Baud è oggi alla nona generazione con Clémentine e Bastien. I venti ettari di proprietà vengono lavorati secondo il disciplinare biologico, con vendemmia manuale e vinificazioni per parcella. Le vigne affondano in terreni di origine triassica e giurassica, composti da marne di colori e caratteristiche diverse, mentre la gamma comprende i principali vitigni dello Jura, tra cui Poulsard, Trousseau, Pinot Noir, Savagnin e Chardonnay.

La storia di Jean-Baptiste Audy comincia invece a Libourne nel 1906, con un’attività di négoce dedicata ai grandi vini di Bordeaux e una particolare attenzione alla rive droite. Nel tempo il gruppo ha affiancato alla distribuzione la gestione diretta di diverse proprietà, tra cui Clos du Clocher a Pomerol, Château Bonalgue a Pomerol e Château du Courlat a Lussac Saint-Émilion. Le cantine storiche di circa 15.000 metri quadrati ospitano l’affinamento di milioni di bottiglie.

Balioso IGT Alto Livenza
100% carmenere

Il Carmenere è un vitigno di origine bordolese, storicamente legato soprattutto all’area del Médoc. Qui viene coltivato su terreni argillosi segnati dalla presenza del Caranto. La raccolta avviene manualmente, seguita da un affinamento per il 30% in botte grande per 6 mesi e da ulteriori 6 mesi in bottiglia. Il colore è rosso rubino luminoso. Al naso emergono ciliegia e mora di rovo, seguite da richiami balsamici e note di erbe aromatiche. Completano il profilo il pepe verde e il sottobosco. Al palato è deciso e rotondo, con morbidezza ben integrata alla trama tannica e una freschezza vivace che sostiene l’equilibrio complessivo.

Poulsard En Rougemont
100% poulsard

Questo vitigno autoctono dello Jura cresce su suoli composti da marne grigie e blu. La vinificazione segue un’impostazione tradizionale, con fermentazione e macerazione di 12 giorni, controllo quotidiano delle temperature e interventi giornalieri di rimontaggio e pigiatura. Nel calice mostra una tonalità particolare: il rosso ricorda inizialmente il rubino, per poi virare verso sfumature granato quando viene attraversato dalla luce. Il profilo olfattivo unisce spezie e frutti rossi a richiami di sottobosco, fieno e funghi. Al palato conserva grande finezza, con tannini setosi e quasi impalpabili, accompagnati da un’acidità presente e ben misurata. Un Poulsard elegante, caratterizzato da una trama gustativa sottile e precisa.

Clos du Clocher
70% merlot 30% cabernet franc

AOC Pomerol, Clos du Clocher appartiene alla famiglia Bourotte-Audy dagli anni Venti e si trova nel cuore della denominazione. La proprietà comprende 4,60 ettari vitati su terreni argillo-limosi, con viti dall’età media di 33 anni. Le rese vengono mantenute contenute anche attraverso la vendemmia verde. La vinificazione avviene separatamente per parcella in cuves di acciaio inox e cemento termoregolate, seguita da 18 mesi di affinamento in barrique di rovere francese a grana fine. La produzione si attesta intorno alle 20.000 bottiglie annue. Il Merlot esprime frutti neri, violetta e tartufo, mentre il Cabernet Franc contribuisce con spezie, mentolo e tabacco, sostenendo il profilo con la sua tipica freschezza.

Vini autunnali, tra terra umida e frutto maturo

Il richiamo al sottobosco può assumere forme molto diverse a seconda del vitigno, dell’origine e dell’evoluzione del vino: è proprio questa varietà a rendere il descrittore interessante in degustazione. Dietro una definizione apparentemente semplice convivono molecole varietali, trasformazioni legate all’affinamento e associazioni sensoriali che spostano il profilo verso registri terrosi e vegetali.

La selezione di ottobre riunisce tre vini che affrontano questo tema da prospettive differenti. Osservarne le sfumature permette di capire quanto il termine “sottobosco” possa cambiare significato da un territorio all’altro e quanto possa incidere, insieme al frutto e alla struttura, sull’identità aromatica complessiva del vino.

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Vini Rossi bordolesi: un romantico viaggio a Bordeaux

Vini Rossi bordolesi | Un romantico viaggio a Bordeaux

Febbraio è il mese dell’amore, e cosa c’è di più romantico che condividere momenti speciali con la persona amata sorseggiando un bicchiere di vino rosso? Per gli appassionati di vini, non c’è dubbio che i tesori vinicoli della regione di Bordeaux possano aggiungere un tocco di classe e romanticismo alla giornata di San Valentino.

In questo articolo ci aspetta quindi un viaggio indimenticabile alla scoperta di Jean Baptiste Audy e della sua straordinaria storia nel cuore delle terre di Bordeaux. Pronti ad innamorarvi?

Vini rossi, il segreto del romanticismo

Il vino rosso, con la sua suggestiva profondità di colore e il bouquet avvolgente, è il compagno perfetto per celebrare la magia dell’amore durante San Valentino, e non solo in questa occasione. Un bicchiere di vino rosso non è solo una delizia per il palato, ma è anche intriso di simbolismo romantico che si sposa perfettamente con la natura di questa festa dedicata all’affetto.

I vini rossi hanno guadagnato nel corso dei secoli un’affascinante reputazione per quanto riguarda il loro potenziale afrodisiaco. È tutto da ricercare nelle proprietà intrinseche di questo alimento: non solo nella ricchezza di aromi e sapori tipiche dei vini rossi, ma anche nelle sostanze chimiche naturalmente presenti tra cui polifenoli e resveratrolo, responsabili delle capacità antinfiammatorie ed antiossidanti. 

È proprio a queste qualità naturali che si attribuisce una migliore circolazione, rilassamento generale, calore e benessere. Inoltre, come abbiamo già approfondito nel nostro articolo di Gennaio 2024, la natura rilassante del vino rosso può abbassare i livelli di stress e aumentare la sensazione di comfort generale.

Bordeaux: il cuore dei Vini rossi bordolesi

Se parliamo di vini rossi, e in particolare di vini rossi bordolesi, non possiamo che aprire il capitolo dedicato a Bordeaux. L’unicità della regione di Bordeaux risiede senza dubbio nella sua storia e tradizione. Con una storia vinicola che risale a secoli fa, questa regione ha affinato nel tempo l’arte di produrre vini che colpiscono i sensi e conquistano i cuori degli intenditori. Nel pittoresco dipinto delle terre vinicole francesi, la regione di Bordeaux emerge come importante testimone e narratrice di storia e tradizione enologica. Situata nella zona sud-ovest della Francia, Bordeaux è baciata dai fiumi Dordogne e Garonne, che sinuosamente confluiscono nell’incantevole insenatura Gironde.

Le radici della viticoltura in questa terra iniziano ai tempi del poeta e console Ausonius nel IV secolo a.C., ma l’esportazione, sopratutto in Inghilterra, ebbe inizio grazie al matrimonio di Eleonora di Aquitania con Enrico II d’Inghilterra nel 1152. Il culmine del prestigio arrivò nel 1855 con la classificazione dei migliori vini del département Gironde in vista dell’esposizione mondiale di Parigi. I Cru Classé del Médoc furono distinti in cinque classi, consolidando la reputazione di Bordeaux come produttrice di vini raffinati e di classe. Da allora, Bordeaux è divenuta un simbolo stesso del vino, una terra generosa e orgogliosa che, grazie alle straordinarie condizioni climatico-ambientali e all’impegno di appassionati viticoltori, continua ad essere tra i protagonisti del panorama enologico mondiale.

Audy, l’amore per Bordeaux

Per Bereepassione, Bordeaux significa un solo nome: Jean Baptiste Audy. Una storia incredibilmente interessante che affonda le sue radici ad inizi del ‘900. Nel lontano 1906, Jean-Baptiste Audy stabilì il suo négoce a Libourne, lungo la suggestiva riviera della Dordogne, già allora rinomata per i suoi négociants. Con una chiara predilezione per la rive droite, Audy focalizzò la sua attenzione su Pomerol, una regione che oggi rappresenta la nuova frontiera dell’area bordolese. 

Fu proprio a Pomerol che Jean Baptiste Audy consolidò la sua attività, trasformandosi non solo in un distinto distributore di vini di Bordeaux, ma anche in un appassionato viticultore. Questo grande gruppo familiare, indipendente e con solide basi finanziarie, ha ereditato una lunga tradizione imprenditoriale con funzioni triplici di viticultore, affinatore e distributore. Controllando importanti Châteaux nelle appellazioni più prestigiose, tra cui Clos du Clocher a Pomerol, Château Bonalgue a Pomerol e Château du Courlat a Lussac Saint Emilion, il gruppo Audy ha dimostrato il suo impegno nella produzione di vini di eccellenza.

Attraverso le competenti mani di Pierre Bourotte, nipote di Jean-Baptiste Audy, la società ha prosperato dal 1991 al 2002, continuando a costruire solide collaborazioni con numerosi Châteaux di tutte le appellazioni bordolesi. Nel 2003, il figlio Jean-Baptiste ha preso le redini, portando avanti l’eredità familiare e consolidando ulteriori legami con rinomati Châteaux. Le cantine centenarie del gruppo ospitano milioni di bottiglie, compresi alcuni Grands Crus Classés e altri vini di Châteaux prestigiosi venduti in esclusiva, rappresentando un autentico tesoro enologico.

La nostra selezione dedicata a Jean Baptiste Audy

Vini Rossi bordolesi | Un romantico viaggio a Bordeaux

Château LA CROIX CHANTECAILLE
65%
merlot, 35% cabernet franc | AOC Saint Emilion Grand Cru

Nei pressi dello Château Petrus, distribuita su 8,78 ettari, l’AOC Saint-Émilion Grand Cru presenta un suolo di graves leggero e un sottosuolo di argilla e ferro. Con vigne di 25 anni, basse rese e vendemmia verde, la vinificazione avviene in cuves di cemento termoregolate con una macerazione di 4/5 settimane. Dopo 12 mesi di affinamento in barriques di rovere, la produzione annuale raggiunge le 48.000 bottiglie, risultando in un vino maturo, setoso e caratterizzato da intensi aromi di frutti rossi, tannini morbidi e leggere note boisées.

CHÂTEAU DU COURLAT CUVÉE JEAN BAPTISTE
100% merlot | Lussac – Saint Emilion

La proprietà, appartenente alla famiglia Bourotte-Audy, si estende su 16,5 ettari con un suolo limo-argilloso e viti di 25 anni. Con vendemmia manuale, la vinificazione avviene parcellarmente in cuves inox e cemento termoregolato per circa un mese, seguita da pressatura pneumatica soffice e rimontaggi manuali. Dopo 15 mesi di affinamento in barriques di rovere francese, il vino, profondo e potente, esprime appieno il frutto e il terroir di origine. Definito da Robert Parker “sempre tra i migliori dell’appellazione”, è disponibile anche in versione Magnum da 1,5 lt.

Vini Rossi bordolesi | Un romantico viaggio a Bordeaux
Vini Rossi bordolesi | Un romantico viaggio a Bordeaux

CHÂTEAU BONALGUE

90% merlot, 10% cabernet franc | AOC Pomerol

In possesso della famiglia Bourotte-Audy dal 1926 e con radici che risalgono all’epoca napoleonica, questa proprietà vanta una superficie vitata di 7,55 ettari su suoli di sabbia, argilla e graves. Le vigne, con un’età media di 25 anni, producono basse rese grazie a una pratica di vendemmia verde. La vinificazione, parcellare in cuves inox e cemento termoregolati con rimontaggi manuali, è seguita da un affinamento di 18 mesi in barriques di rovere francese a grana fine. La produzione annuale si attesta sulle 30.000 bottiglie. Descritto da Robert Parker come “un Pomerol molto riuscito, carnoso, delizioso ed edonista”.

E ora non ti resta che innamorarti…

In questo viaggio tra le eccellenze vinicole di Bordeaux e le storie uniche di Château Petrus, e Jean Baptiste Audy, ci siamo immersi nel mondo di passione e raffinatezza dei vini rossi bordolesi. Abbiamo colto l’occasione della giornata di San Valentino per parlare ancora una volta di qualità e passione, strizzando l’occhiolino alla festa degli innamorati, ma non solo a loro! L’amore è anche per se stessi, per i propri cari, per le proprie passioni e per quei piccoli dettagli che rendono la vita così speciale.

Brindiamo, quindi, alla bellezza di amare e essere amati, in ogni sua sfumatura!

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